kan kardeşi ஐ

gabriele rigonIn un’altra vita ero una donna turca, ne sono certa ormai! Mentre mi perdo, divertita, nelle vie del Kemeraltı Bazar (e torno indietro nel tempo di almeno 300 anni) lo leggo sui loro volti… Intorno a me donne (quasi tutte) completamente fasciate da stoffe di ogni colore, i capelli che immagino lunghissimi rigorosamente nascosti dai veli (la cui misura varia in base all’intensità del rigore religioso che si pratica). Non puoi e non devi vedere il loro corpo (lo puoi immaginare) ma non puoi non vedere i loro occhi: grandi, sapientemente decorati, forti e sinceri. Non riesco a non fissare i loro occhi che mi ricambiano e sembrano domandarsi: strana questa donna turca con i capelli cortissimi, non protetti, e la veste scollata contro ogni regola scritta… Un’anima ribelle?

Sono una straniera, seguo altre leggi scritte da me stessa (nessuno me l’ha imposte) ed, allo stesso tempo, rispetto ed ammiro le vostre. Ma non lo svelo il mistero, l’equivoco è più intrigante.

L’ennesimo mercante mi scambia per una di loro, mentre mi serve il çay: qui ogni scusa è buona per gustarlo! Incontri un vecchio amico e ti fermi a chiacchierare con lui bevendo un çay, contratti per un oggetto che desideri ed il proprietario ti fa sedere e ti offre un çay, sei stremato dal caos del bazar e non puoi non rilassarti con un çay.

Poi tocca all’uomo dell’incenso, un’intera parete di profumi e virtù tra i quali quasi non riesco a scegliere…

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