Vassago

Vassago

Vassago, con la sua Arte elegante ed ipnotica che incanta e libera l’anima dello spettatore lasciandola viaggiare…

“Tra contact juggling e fire performances, gioco nell’equilibrio della coincidenza tra la tensione viva del fuoco e il riflesso liquido delle sfere; i momenti del mio spettacolo tracciano un percorso immaginifico che del processo per-formativo è espressione e contemporaneamente seme. Un procedere per spirali intrecciate  tra rito e teatro, un viaggio  sempre aperto al paradosso, al gioco dialogico che apre la vita vista con una sfera tenuta sulla testa.
Benvenuti nel mio cerchio“.

Emiliano Fantechi, Vassago: fuoco ardente, cuore vibrante, Principe della Libertà, Mite Custode della Torre del Sud.

“Il rapporto di prossimità fisica con il fuoco durante lo spettacolo mi muove come una forma di stupore che si rinnova ad ogni accensione delle fiamme pilota. La similitudine più immediata per descrivere quello che è il senso delle immagini che evoca in me il momento dell’esibizione  è forse quella del respiro che affiora nel suono ritmato della fiamma, mentre gira intorno vorticosamente con il bastone o con i ventagli, o quando soffio il fuoco dalla bocca, spingendolo mentre il ritorno di fiamma lo tiene così vicino alle labbra da trasformare quello che sembra un moto esclusivamente estroverso in un gioco di tensioni (e pressioni)… Richiama per me molto più l’idea di un bacio che di uno sputo… Più che uno sputafuoco sono un baciafuoco quindi…”

“In quel momento io del fuoco mi vivo casomai come custode, non potrei avere mai né l’intenzione né la pretesa di dominare il fuoco e credo che una simile pretesa mi farebbe perdere la parte migliore, quella in cui ti puoi abbandonare alla potenza dell’elemento che tu stesso stai alimentando”.

“Un nome è una parola. Le parole vengono da fuori, per come la penso, e diventano qualcosa da esplorare interiorizzandole e di cui costruire il senso man mano che il loro stesso senso modifica il nostro essere. Il nome mi è stato in un certo senso cucito addosso da una cara amica che, trovandolo in un grimorio (ovvero “Le Legioni di Shaytân” di Ottavio Adriano Spinelli) come nome di una delle intelligenze in esso contenute,  mi descrisse brevemente la sua natura.  La definizione di Salamandra veggente fu per me una specie di folgorazione poiché, se da una parte calzava perfettamente con la sua natura di spirito elementale del fuoco, il suo essere deputato all’apertura del terzo occhio e della seconda vista conteneva ed esprimeva la densità del senso che la sfera trasparente risveglia nell’immaginario, mio personale in primis, e probabilmente anche in quello che possiamo chiamare inconscio collettivo. In seguito ebbi modo di leggere il libro e di lì è iniziata l’esplorazione delle sfumature e delle suggestioni che emergevano dalle pagine. Mi ha permesso di costruire una chiave di lettura anche di molti avvenimenti della mia vita: il potere che conferisce come intelligenza e figura archetipica può rendere ipocrite e false le persone che non siano in grado di utilizzare le possibilità che si aprono, per ognuno, probabilmente in maniera più o meno cosciente  a un certo contatto con alcune parti del Sé. Leggendo quelle parole è stato come se il senso di molte cose accadute intorno alla mia esperienza di vita si fosse rischiarato, per similitudini, coincidenze (coincidense) e sincronie con l’interpretazione che diamo agli eventi della vita in un certo momento.

Ho appeso il suo sigillo nel mio camper e da allora ci accompagniamo.  La fortuna di aver conosciuto il suo autore è stata una molla ulteriore verso un certo tipo di  ricerca che, pur non passando da quella che è la ritualistica formalizzata e codificata,  va sempre di più a dissolvere i confini tra quello che è un atto performativo e un atto rituale (ammesso che questi confini siano mai esistiti, per inciso),  portando sempre una chiara e nuova visione di e di me in quello che è sia uno spettacolo per un pubblico sia una discesa nell’esplorazione dei propri modi interiori, ogni volta nuova e sorprendente, carica di emozioni che in altro modo e senza questo percorso alle spalle non credo sarebbe stata esperibile”.

 

Fonte: Words Social Forum

 

To be continued

 

 

 

 

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